Ratafià

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Ratafia

Ratafià

con Grappa alle Prugne.

Giallo, verde, rosso e viola sono alcuni dei colori propri alla buccia delle innumerevoli prugne che crescono nella nostra regione. Un fantastico frutto dalle origini asiatiche che nonostante sia molto apprezzato per la sua polpa zuccherina e succosa, passa sovente in secondo piano. Rispetto al melo o al pero, si dice che la prugna abbia un'indole preziosa. Caratteristica che rimanda alla scarsa conservabilità dei suoi frutti, per i quali è possibile assaporare i magici sapori solo durante un breve lasso di tempo. Per gli amanti di questo prodotto delizioso c'è però una soluzione. Difatti il sorprendente sposalizio dei suoi aromi con quelli propri al ratafià, consente di degustare le sue particolari note di aromaticità durante tutto l'arco dell'anno. Provare per creder!

E il Ratafià? Nasce dal latino “Rata fiat”, invocato quando i contraenti una pattuizione, trovata l’intesa, brindavano in formula rituale. Per il brindisi, ecco nascere il prodotto a base di noci che tradizione vuole siano raccolte il 24 giugno, giorno di San Giovanni, ancora verdi. Macerate nella grappa, al sole, sono arricchite dall’aggiunta di zucchero e spezie, con una formula tenuta rigorosamente segreta da ciascun produttore, prima di proseguire l’invecchiamento, per almeno 24 mesi, in botti d’acciao-inox. Tipico della Capriasca, oltre che dai frati del Bigorio, è prodotto da molte famiglie, in diverse ricette.